Alcune riflessioni su “Oltre la bufera”

A distanza di parecchie settimane, caratterizzate dalla convivenza con il Coronavirus e dai tentativi di riprendere le nostre attività pur seguendo scrupolosamente le linee guida, le ordinanze e i protocolli sanitari, eccoci a commentare il film “Oltre la bufera” sulla figura di don Giovanni Minzoni, oggetto di una recente quanto inedita attività di cineforum… a distanza!

Per inquadrare la figura di don Minzoni e il contesto nel quale operò, si sembra significativo partire da un colloquio che, nel film, ritrae il parroco di Argenta con il proprio vescovo.

Vescovo: “dobbiamo adattarci”

Don Giovanni: “questa è una terra di libertà per i nostri figli, una terra che dobbiamo difendere”.

È netta la posizione di don Minzoni, che deve tuttavia essere collocata nell’alveo di una protesta non violenta e coraggiosa che trovava concretezza anzitutto in ambito educativo. Voleva formare uomini forti e coraggiosi, animati dalla fedeltà alla Parola di Dio e innamorati della Bellezza autentica e vide che ciò poteva essere raggiunto attraverso la pedagogia scout e la fondazione di un Riparto che si contrapponesse all’Avanguardia giovanile fascista. Contro coloro che volevano “togliere il diritto di dire No”, don Giovanni contrappone “una e una sola arma: il nostro cuore”.

Le riflessioni scaturite dalla visione del film hanno ruotato proprio intorno a questi capisaldi: la Bellezza, il valore del Servizio come irrinunciabile attuazione di qualcosa che si sperimenta a livello spirituale e morale, la necessità di andare contro corrente in nome di ciò che si crede vero, sapendo che si lascia una traccia dietro di sé e che, per chi crede, si otterrà il premio promesso da Gesù.

La vicenda di don Giovanni Minzoni si interseca con il Movimento Scout senza tuttavia entrarvi pienamente, ma la sua levatura morale andrebbe sicuramente riscoperta: se la nascita del Riparto e la strenua difesa che ne fece davanti al capo della sezione locale del partito fascista segnò la sua condanna a morte, lo Scoutismo italiano ha un debito di riconoscenza non indifferente. Ed è proprio per questo motivo che qualche giorno fa, durante l’anniversario del suo martirio, che le sigle più importanti dello Scoutismo cattolico italiano (a nome di tutti noi) hanno presentato richiesta formale al Vescovo perchè possa aprirsi la causa diocesana per la sua beatificazione.

I “ragazzi con il fazzolettone” compaiono in molti film, vecchi e nuovi: già con lo sceneggiato “I ragazzi di padre Tobia”, poi in “Il ritorno di don Camillo”, fino alle recenti produzioni di “Aquile Randagie” e “Oltre la bufera”, gli scout hanno sempre testimoniato i valori della coerenza, della saldezza nella fede, dell’impegno sociale. È quanto siamo chiamati a fare, oggi e domani.

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