Il Santo Rosario, cantato in dialetto siciliano

Maggio è il mese che la tradizione cristiana dedica in modo particolare alla Madonna: è il periodo nel quale sbocciano le rose, in cui la natura si risveglia in tutto il suo vigore e sembra dare lode al Creatore; è soprattutto il tempo in cui, giorno 13, si celebra l’anniversario delle apparizioni di Maria ai tre pastorelli di Fatima.

A Palazzolo Acreide, la devozione delle nostre nonne si concretizza con una coroncina di Rosario particolare: è, infatti, costume che la preghiera mariana per eccellenza sia cantata in dialetto siciliano, seguendo una melodia molto semplice e tramandata con amore di madre in figlia, fino ai nostri giorni. Canti introduttivi, misteri del Rosario, Gloria, litanie conclusive diventano così occasione per esprimere nel modo a noi più vicino la devozione verso Maria, seguendo il Suo celeste invito alla preghiera.

Quale miglior momento per dedicare una attenzione particolare alla Vergine, da noi conosciuta ed invocata come Madonna degli Scouts? Sabato 11 maggio, vigilia della festa della mamma ed antivigilia delle apparizioni a Fatima, il nostro gruppo si è riunito nella sede di Riparto per vivere un momento di preghiera semplice ma fortemente voluto. E se le melodie non erano del tutto sconosciute ai Lupetti e agli Esploratori, tutti sono stati molto incuriositi dal dover prendere in mano una coroncina. All’iniziale imbarazzo hanno fatto seguito prese forti e decise, ma anche sguardi curiosi tra gli scout per vedere “dove siamo arrivati?”. La preghiera si è conclusa con l’impegno a pregare ogni giorno almeno una decina in onore della Madonna. A proposito, sapete perché si chiama “rosario”? Il termine deriva delle rose e da una leggenda che presto riporteremo sul blog.

Con l’aiuto di una ospite d’eccezione, molto esperta di tradizioni popolari, il gruppo A.S.C.I. Palazzolo 1 ha riscoperto le parole e il senso di una preghiera antichissima e molto importante. E così, tra un “o Amuri, o Focu, o Carità divina che accendi, che brucia ‘sta armuzza mia mischina” e la risposta “E Vui, Maria, matri ri la Virtù, ‘nsignatimi, ‘nsignatimi l’amuri ri Gesù”“siemu giunti alla pustina, accumpagnari, accumpagnari la Rigina”: una emozione grande, che ci prepara a conoscere meglio il Santo Rosario e la Vergine a cui ogni anno rinnoviamo il nostro Atto di Affidamento.

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