Cosa c’entrano i Cavalieri con gli Scout?

Domenica scorsa, accompagnando il Branco in uscita, mi sono ritrovato a chieder loro un piccolo spazio nel loro “angolo”, montato in piazza: avevo portato alcuni documenti associativi, un paio di pubblicazioni, e desideravo sottoporli all’attenzione di qualche passante curioso. Così, mentre i Lupetti avrebbero fatto il loro autofinanziamento, io sognavo di condividere qualche spunto di riflessione. Ma mai avrei pensato che quel sogno di sarebbe trasformato in realtà.

Incuriosito dai libri che stavo sistemando con cura, un Lupetto mi si avvicina e mi chiede se fosse possibile prenderne in prestito uno, giunti in Tana. La risposta non poteva che essere affermativa: le pubblicazioni sono sempre a disposizione di tutti, basta farne semplice richiesta, ma mi ha sorpreso che fosse proprio un Lupetto a domandarle! Il meglio, tuttavia, stava per arrivare: al gesto del bambino ha, infatti, fatto seguito una veloce sfogliata da parte del mio amico Salvatore, con il quale si è intavolata una bella discussione sul valore della simbologia nel metodo scout.

È un ambito che mi appassiona: ho scritto la mia tesina di nomina a Capo proprio su questo argomento! Così ho subito portato l’esempio della cavalleria medievale, ambientazione affascinante che è riferimento della cerimonia della Promessa scout. E, mentre parlavo, ritornavo con la mente alle origini, a quelle bellissime pagine di Scoutismo per Ragazzi.

Pietro Paolo Severi, in una sua celebre pagina, scrisse che: “i ragazzi in età Lupetti e in età Esploratore sono generalmente poco sensibili ai concetti astratti: idee come quelle di onore, lealtà, altruismo sono, per essi, quasi del tutto vuote. Tutto ciò cambia radicalmente quando nello Scoutimo si parla loro degli uomini e delle donne dell’onore, della lealtà e dell’altruismo: allora l’idea astratta si materializza. Tutti i giovani, poi, amano il coraggio, gli atteggiamenti eroici, netti, di rivolta e […] tendono a proiettarsi nei personaggi che li hanno colpiti”

Ricordo che anni fa, circa dieci, all’inizio di quella meravigliosa avventura che ha portato alla creazione di questo gruppo scout, ci ritrovammo con alcuni ragazzi: avevamo bisogno di un simbolo che ci rappresentasse e, soprattutto, di una Legge. In quella occasione portai solo un’immagine che si richiamava al codice dei cavalieri medievali. La norma che venne fuori da quella riunione di ragazzi sedicenni, incredibile a dirsi, ricalcava in modo incredibile quella del cavalierato, ed era quasi perfettamente sovrapponibile a quella scout. E dire che non avevano mai sentito parlare di Legge Scout o di Promessa! Una semplice immagine aveva evocato un qualcosa di così fascinoso da creare un piccolo miracolo.

Ma, insomma, che c’entrano i cavalieri con gli scout? B.-P. lo spiega in modo stupendo su “Scoutismo per Ragazzi”. L’immagine degli elmi lucenti e piumati, di spade e lance che si infrangono su scudi meravigliosamente decorati con l’araldica delle varie casate nobiliari, il mettersi generosamente a servizio dei deboli e degli oppressi colpisce il cuore e la fantasia del ragazzo, che imparerà a leggervi un richiamo alla vita contemporanea, alla necessità di andare controcorrente, di pensare criticamente, di non lasciarsi vincere dalle tentazioni. La favola, così, si trasforma in realtà; il gioco non è fuga, ma richiamo ai valori più sacri, l’onore, la fiducia, la lealtà, la purezza.

La Veglia d’Armi, il rito secondo cui gli antichi cavalieri vegliavano una notte intera in preghiera prima di ricevere la loro investitura, offre al ragazzo la possibilità di riflettere e di capire che la Promessa non è uno scherzo, ma un solenne impegno che si prende dinnanzi a Dio e di cui è testimone il Capo ed il Riparto.

In tutto questo, entra la simbologia. Riuscire a trasmettere un messaggio senza parlare, creare un codice silente di linguaggio basato su un gesto, su uno sguardo, su un suono. Ed avere coscienza che questi contenuti si trasformano in emozioni con un impatto così forte da diventare memorabili per tutta la vita. Vegliare come i cavalieri antichi, chiedendo a Dio la forza di poter osservare per sempre la Promessa? Indossare il mantello bianco ed il cingolo rosso, davanti alla flebile fiamma di una candela? Ritrovarsi al centro del quadrato, dando la mano al tuo Capo Riparto, con sullo sfondo un castello medievale, e capire il grande onore che ci si sta assumendo? Perché tutto questo? Non c’è da chiederlo. Bisogna viverlo.

Pierpaolo

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