Uno scout tra i beati: Marcel Callo

Oggi celebriamo la solennità di Ognissanti e ci sembra giusto proporre la luminosa figura di un nostro fratello scout francese, Marcel Callo (6/12/1921, Rennes – 19/3/1945, Mathausen) che morì a 23 anni per mano nazista. San Giovanni Paolo II, papa, nel proclamarlo beato in San Pietro, a Roma, il 4 ottobre 1987, sottolineò come lo Scoutismo ne segnò profondamente lo stilemcallo: anche quando, su consiglio del suo Assistente Spirituale, entrò nella JOC (la gioventù operaia cristiana), rimase sempre “pronto” a servire. Obbligato a partire come soldato per la Germania, a 22 anni, nel prendere la Croce della Promessa Scout e salutando la fidanzata, pronunziò queste parole: “Parto come missionario, per aiutare gli altri a resistere”.

In Germania Marcel si diede da fare con altri jocisti, scouts e giovani d’Azione Cattolica: anima le liturgia, organizza un coro e un gruppo teatrale, visita i malati. Per questo, il 19 aprile 1944 Marcel e altri 11 persone vengono arrestati con l’accusa di essere “Viel Zu Katholsch”, troppo cattolici.
” Cristo è un amico che non ti lascia nemmeno un istante e che ti sa sostenere, con Lui si sopporta tutto… Sento Cristo al mio fianco, mi aiuta, mi conforta… ” scrive Marcel il 6 luglio 1944 nell’ultima sua lettera alla famiglia. In autunno Marcel e i suoi compagni sono condannati al campo di sterminio.
Il 19 marzo 1945, a seguito degli stenti e delle difficoltà della vita nel campo di sterminio di Mathausen, il corpo senza vita di Marcel, caduto nella latrina, viene trasportato all’infermeria del Lager, il viso ancora illuminato da un sorriso sereno impressiona chi lo soccorre. Morì nel più completo abbandono, assistito da un altro prigioniero, un non credente che si sarebbe convertito assistendo a questa morte straordinaria: “sono rimasto toccato dallo sguardo di Marcel. Esprimeva una convinzione profonda: partiva per l’ultimo viaggio verso una vita migliore. Non ho mai visto un moribondo con uno sguardo come il suo”.

La Chiesa lo ha proclamato beato, riconoscendo le sue virtù e ponendolo come esempio non solo a noi scout. Perché? Per la sua fedeltà alla Promessa, alla Legge, al voler essere “sempre pronto” a compiere la Buona Azione, ad aiutare gli altri. E per il suo amore verso Dio. Ha avuto, e ci insegna, l’importanza di avere un dialogo intimo con Gesù, capace di farlo sorridere anche negli ultimi istanti.

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